A PLAZA OF MY OWN

Writing is making sense of life. You work your whole life and perhaps you've made sense of only one small area.

Nadine Gordimer

sabato 19 gennaio 2008

Finally Back

Buonasera ai naviganti.
Intanto Buon Anno, anche se un poco in ritardo. Mi hanno fatto giustamente notare che il blog non viene aggiornato da troppo tempo (troppo perché è passato in un attimo) e quindi ho pensato di cominciare a spolverarlo (special thanks to Ilaria).
Ma da cosa cominciare? Potrei dire qualcosa sul Papa, ma temo di poter cominciare a scrivere solo parole velenose e senza senso, troppo angry e fuori luogo. Dico solo che, al solito, sono state usate parole fuori luogo (per l'appunto) ed il polverone cresciuto troppo in fretta ha finito per offuscare a qualcuno la vista, tanto da renderlo cieco. Almeno, questo è quello che spero, viste le reazioni scomposte e a tratti ridicole di qualche illustre giornalista o mente pseudo pensante (o quantomeno dotata di labili facoltà scrittorie), che hanno utilizzato parole come censura, minaccia e violenza. Come già ho accennato, temo più queste persone del suddetto Papa (o chi per lui), che almeno ha una sua opinione, che cerca d'imporre, ma che almeno non scivola nel fondo della propaganda, insinuandosi nella banalità del sentire comune, nella totale incapacità di scegliere le parole esatte, verso un vuoto linguaggio, purtroppo, molto giornalistico e molto sensazionalistico, non certo veritiero. Tra l'altro, l'incontro con il Papa avrebbe potuto essere quello che si chiama dialogo, che avviene, se non sbaglio, con lo scambio di opinioni attraverso un discorso. Azione sconosciuta ai più dopotutto e, come si è dimostrato, tuttora dimenticata. Chiudo con questa Italia papista ma, a volte e spesso, molto poco cattolica.
Non che il duemilaotto si sia aperto con grandi aspettative, a ripensarci. Lasciamo stare, meglio non continuare a girare il coltello nella piaga e parlare di qualcosa d'altro, con ciò che mi piace. E a me piacciono i versi di Walcott. Eccoli qui:
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Ma le isole possono esistere
Solo se in esse abbiamo amato. Io cerco,
Al modo che il clima cerca il suo stile, di scrivere
Versi asciutti come sabbia, chiari come luce solare,
Freddi come l'onda increspata, quotidiani
Come un bicchiere d'acqua isolana;
Ma poi, come un diarista,
Io assaporo le loro stanze abitate da fantasmi di sale,
(Il vostro corpo che muove lo spiegazzato mare
Di lenzuola gualcite), i cui specchi smarriscono
Le nostre addormentate, rannicchiate immagini,
Come parole che l'amore aveva sperato di usare
Cancellate con le pagine della risacca.
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[DEREK WALCOTT, Isole, da Mappa del Nuovo Mondo]
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A tutti quelli che credono che la poesia sia morta e invece ad essere morta è la loro voglia di leggerla. Dopo gli ottomila versi di Omeros in terzine ed esametri in un inglese che sembra più un patchwork frammentario, non posso più pensarlo. Tra l'altro, in un mondo in cui le parole ormai sono vuoto conversare, trovarne alcune che riescano ancora a svelarci la bellezza perduta è una scoperta rara e, appunto perché sempre più occasionale, molto piacevole. Altrimenti, non ci restano che i versi di Bondi.