Achilleide [κ]
Lontano si levava il fragore, io cominciavo a prepararmi. Il mio cuore palpitava d'angoscia e dolore mentre indossavo i doni di Efesto: le gambiere rafforzate da cavigliere d'argento, la corazza e la spada di bronzo, lo scudo grande e robusto, con l'orlo lucido, con una tracolla d'argento e cinque strati ornati con arte bellissima. Al centro, le Pleiadi, le Iadi, Orione e l'Orsa, ch'è la sola a non bagnarsi in Oceano, sembravano brillare come vere stelle nella notte. Poi l'elmo, con l'alta e folta criniera dorata ed infine la lancia, dono di Chirone, robusta come il frassino del Pelio. Fuori, Xanto e Balio mi aspettavano. Era un giorno come altri, un giorno di guerra. Ma non per me. La terra rombava sotto i piedi degli uomini in marcia, gli Olimpî osservano la guerra, pronti anche loro ad una violenta contesa.
Una brezza spirò leggera, mi sembrò udire un sussurro, una voce d'addio, commossa e spezzata dal pianto. Guardai lontano, cercandola con lo sguardo ma non la vidi, né lungo la riva, né nel vento. Sospirai e capii ch'era giunto il momento. I Troiani, schierati scudo a scudo, aspettavano ed i Mirmidoni con ansia fremevano, pronti a lanciarsi in battaglia. Per gli ultimi istanti assaporai il silenzio.
Poi, in un attimo, fu rotto dal clangore di spade, dal cozzo del bronzo e da urla disperate d'incitamento e dolore.
Sùbito mi gettai nella mischia, con gran foga. Il primo fu Enea, ad apparirmi davanti, sfrontato e impudente principe troiano. Lo colpii forte con la lancia e lo avrei finito se una nebbia non mi avesse avvolto gli occhi, permettendogli di scappare, con un balzo. Ma io continuai a combattere e sotto la mia lancia perirono tanti troiani, mentre io avanzavo con rabbia, cercando l'uomo che più di tutti mi aveva straziato il cuore. Così calò il velo di morte su Ifitione, Demoleonte, Ippodamante e Polidoro, che invano cercarono salvezza nel loro bronzo lucente. Poi lo vidi, finalmente: Ettore. Una gran furia mi accecò lo sguardo. Lui la causa di tutto. Per lui sono sceso in battaglia, per lui Patroclo è morto. Combatteva, con il coraggio e l'aspetto di un dio, protetto da una scintillante corazza e da uno scudo lucente. Attraversai una schiera nemica facendomi largo tra gli uomini. Rapido gli giunsi vicino, pronto ad affrontarlo.
Per tre volte cercai di colpirlo, palleggiando la lancia, ma per tre volte lo mancai.
"Vigliacco" urlai, "Un dio ti protegge e per questo fuggi alla morte! Ti ha salvato Apollo, ma io ti ucciderò, Ettore!"
Non lo vidi più; scomparve tra la polvere e le schiere dei suoi uomini.
Ripresi a combattere e straziai il corpo di altri troiani valorosi, che caddero sotto i colpi della mia lancia: Driope, Demuco, Troo figlio di Alastore, Laogono e Dardano, Mulio, Echelio, Rigmo ed il suo scudiero Areitoo. Tutti perirono ed ora non sono ché nomi. I cavalli calpestavano insieme ai morti gli scudi, con gli zoccoli straziavano i corpi ed il sangue zampillava imbrattando la terra. Le mie mani, rosse, cercavano ancora battaglia.
Inseguii i troiani fino alle acque argentee del fiume Xanto, figlio di Zeus. Ne uccisi altri, mentre cercavano di scappare; le loro urla strazianti riecheggiarono come le correnti mentre l'acqua si arrossava di sangue, tingendosi del cupo colore di morte.
"Non vi salverà il fiume dalle correnti d'argento!" urlai con foga, avventandomi su dodici impauriti soldati.
Ma ad un tratto il fiume si gonfiò, furioso. Sconvolse le acque profonde e spinse fuori i cadaveri e salvò i vivi, avvolgendoli placidamente con tenere onde, nascondendoli nei suoi vortici. Attorno a me s'alzò un'onda in tempesta e la corrente spingeva vigorosa sul mio scudo.
"Non m'impedirai di compiere la mia vendetta! Zeus padre, non vuoi salvarmi dalla furia del fiume?"
L'acqua mi sbalzò via ed io cominciai a correre, veloce, con l'impeto di un'aquila. I suoi irati flutti non mi fermavano e la lotta fu aspra, perché riuscivo a resistere, anche se mi spingeva lontano costringendomi ad arretrare. Forse Efesto si ricordò di me e riuscii a sfuggire all'ira dello Xanto, che aveva visto le sue acque violate, che mi avrebbe affogato togliendomi il fiato.
Intanto i Troiani scappavano lungo la piana, rifugiandosi dietro le alte mura di Troia.