Achilleide [ζ]
Prima di farli allontanare pregai il vecchio Fenice di rimanere a dormire. Fu Aiace figlio di Telamone a parlare per ultimo, perché ancora doveva dire il suo pensiero, rivolgendosi ad Odisseo, sottovoce:
"Achille, spietato! Gli dèi gli hanno messo in petto un animo implacabile e duro -per una ragazza, una sola! Mentre Agamennone gliene offre sette tra le migliori, insieme ad altre enormi ricchezze. Ci sono colpe più gravi, che molti accettano pagando una semplice ammenda, per l'uccisione di un fratello e persino di un figlio, molto più gravi del torto che gli ha fatto Agamennone. Andiamocene, abbiamo una risposta infausta da portare"
"Valoroso Aiace, hai detto saggiamente, ma devo dirti la verità: se ripenso a come il figlio di Atreo mi ha offeso, davanti agli Achei, come se fossi un profugo sciagurato, mi si gonfia il cuore di collera. Ma ora va', torna al campo con Odisseo, per dire a tutti la mia decisione: non combatterò fino a quando Ettore non arriverà alle navi e alle tende dei miei Mirmidoni"
Aiace ed Odisseo si allontanarono, dopo aver brindato alzando verso il cielo le coppe d'oro con due manici. Lasciarono poi la mia tenda, per andare da Agamennone, per riferire la mia decisione. Riuscivo quasi ad immaginarli, i capi valorosi degli Achei, con le facce dapprima attonite e poi deluse, perché feriti come cani bastonati.
Fenice invece rimase con me, il vecchio Fenice. Mio padre gli ordinò di seguirmi, qui ad Ilio ventosa, ma lui sarebbe venuto ugualmente, perché grande è l'affetto che ci lega. Mi ricordo i giorni in cui mi teneva sulle sue gambe, quando ero ancora un bambino, per imboccarmi, per tagliarmi il cibo, per farmi assaggiare il vino così sgradevole. Mi ricordo il giorno della partenza e le parole di mio padre, che Fenice mi ripete sempre: "Verrà con te Fenice, ragazzo, e t'insegnerà ad essere un buon parlatore ed un buon esecutore di azioni". Io ero un ragazzino, non conoscevo la guerra, l'avevo solo sentita cantare e tu mi hai insegnato tutto. Ed ora il ricordo è lontano come l'orizzonte, come Ftia oltre il mare, laggiù in Tessaglia. Tu sei venuto, accanto ad Odisseo ed Aiace, per convincermi a tornare a combattere, per piagnucolare per difendere Agamennone? Perché non sei rimasto qui, accanto a me, per tutto il tempo?
La guerra cambia gli uomini, ti entra nel sangue e poi sgorga nelle vene. Gli attira a sé, illudendoli, come piccole farfalle notturne attorno ad un fuoco. Ti ritrovi travolto, senza poterne uscire. Dico che lascerò questa terra, che partirò per tornamene a Ftia, magari potessi! Eppure non riesco, qualcosa mi ferma, perché forse questa guerra, infondo, è la mia vita. Perché ogni uomo desidera essere al pari degli dèi ed essere cantato nei secoli, invece di rimanere chiuso nella penombra.
Il mio giorno verrà, tornerò a combattere, ma non per Agamennone. Per ora aspetterò l'Aurora dalle dita di rosa, cercando di cogliere il dono del sonno.
"Achille, spietato! Gli dèi gli hanno messo in petto un animo implacabile e duro -per una ragazza, una sola! Mentre Agamennone gliene offre sette tra le migliori, insieme ad altre enormi ricchezze. Ci sono colpe più gravi, che molti accettano pagando una semplice ammenda, per l'uccisione di un fratello e persino di un figlio, molto più gravi del torto che gli ha fatto Agamennone. Andiamocene, abbiamo una risposta infausta da portare"
"Valoroso Aiace, hai detto saggiamente, ma devo dirti la verità: se ripenso a come il figlio di Atreo mi ha offeso, davanti agli Achei, come se fossi un profugo sciagurato, mi si gonfia il cuore di collera. Ma ora va', torna al campo con Odisseo, per dire a tutti la mia decisione: non combatterò fino a quando Ettore non arriverà alle navi e alle tende dei miei Mirmidoni"
Aiace ed Odisseo si allontanarono, dopo aver brindato alzando verso il cielo le coppe d'oro con due manici. Lasciarono poi la mia tenda, per andare da Agamennone, per riferire la mia decisione. Riuscivo quasi ad immaginarli, i capi valorosi degli Achei, con le facce dapprima attonite e poi deluse, perché feriti come cani bastonati.
Fenice invece rimase con me, il vecchio Fenice. Mio padre gli ordinò di seguirmi, qui ad Ilio ventosa, ma lui sarebbe venuto ugualmente, perché grande è l'affetto che ci lega. Mi ricordo i giorni in cui mi teneva sulle sue gambe, quando ero ancora un bambino, per imboccarmi, per tagliarmi il cibo, per farmi assaggiare il vino così sgradevole. Mi ricordo il giorno della partenza e le parole di mio padre, che Fenice mi ripete sempre: "Verrà con te Fenice, ragazzo, e t'insegnerà ad essere un buon parlatore ed un buon esecutore di azioni". Io ero un ragazzino, non conoscevo la guerra, l'avevo solo sentita cantare e tu mi hai insegnato tutto. Ed ora il ricordo è lontano come l'orizzonte, come Ftia oltre il mare, laggiù in Tessaglia. Tu sei venuto, accanto ad Odisseo ed Aiace, per convincermi a tornare a combattere, per piagnucolare per difendere Agamennone? Perché non sei rimasto qui, accanto a me, per tutto il tempo?
La guerra cambia gli uomini, ti entra nel sangue e poi sgorga nelle vene. Gli attira a sé, illudendoli, come piccole farfalle notturne attorno ad un fuoco. Ti ritrovi travolto, senza poterne uscire. Dico che lascerò questa terra, che partirò per tornamene a Ftia, magari potessi! Eppure non riesco, qualcosa mi ferma, perché forse questa guerra, infondo, è la mia vita. Perché ogni uomo desidera essere al pari degli dèi ed essere cantato nei secoli, invece di rimanere chiuso nella penombra.
Il mio giorno verrà, tornerò a combattere, ma non per Agamennone. Per ora aspetterò l'Aurora dalle dita di rosa, cercando di cogliere il dono del sonno.
