A PLAZA OF MY OWN

Writing is making sense of life. You work your whole life and perhaps you've made sense of only one small area.

Nadine Gordimer

sabato 24 febbraio 2007

Achilleide [ζ]

Prima di farli allontanare pregai il vecchio Fenice di rimanere a dormire. Fu Aiace figlio di Telamone a parlare per ultimo, perché ancora doveva dire il suo pensiero, rivolgendosi ad Odisseo, sottovoce:
"Achille, spietato! Gli dèi gli hanno messo in petto un animo implacabile e duro -per una ragazza, una sola! Mentre Agamennone gliene offre sette tra le migliori, insieme ad altre enormi ricchezze. Ci sono colpe più gravi, che molti accettano pagando una semplice ammenda, per l'uccisione di un fratello e persino di un figlio, molto più gravi del torto che gli ha fatto Agamennone. Andiamocene, abbiamo una risposta infausta da portare"
"Valoroso Aiace, hai detto saggiamente, ma devo dirti la verità: se ripenso a come il figlio di Atreo mi ha offeso, davanti agli Achei, come se fossi un profugo sciagurato, mi si gonfia il cuore di collera. Ma ora va', torna al campo con Odisseo, per dire a tutti la mia decisione: non combatterò fino a quando Ettore non arriverà alle navi e alle tende dei miei Mirmidoni"
Aiace ed Odisseo si allontanarono, dopo aver brindato alzando verso il cielo le coppe d'oro con due manici. Lasciarono poi la mia tenda, per andare da Agamennone, per riferire la mia decisione. Riuscivo quasi ad immaginarli, i capi valorosi degli Achei, con le facce dapprima attonite e poi deluse, perché feriti come cani bastonati.
Fenice invece rimase con me, il vecchio Fenice. Mio padre gli ordinò di seguirmi, qui ad Ilio ventosa, ma lui sarebbe venuto ugualmente, perché grande è l'affetto che ci lega. Mi ricordo i giorni in cui mi teneva sulle sue gambe, quando ero ancora un bambino, per imboccarmi, per tagliarmi il cibo, per farmi assaggiare il vino così sgradevole. Mi ricordo il giorno della partenza e le parole di mio padre, che Fenice mi ripete sempre: "Verrà con te Fenice, ragazzo, e t'insegnerà ad essere un buon parlatore ed un buon esecutore di azioni". Io ero un ragazzino, non conoscevo la guerra, l'avevo solo sentita cantare e tu mi hai insegnato tutto. Ed ora il ricordo è lontano come l'orizzonte, come Ftia oltre il mare, laggiù in Tessaglia. Tu sei venuto, accanto ad Odisseo ed Aiace, per convincermi a tornare a combattere, per piagnucolare per difendere Agamennone? Perché non sei rimasto qui, accanto a me, per tutto il tempo?
La guerra cambia gli uomini, ti entra nel sangue e poi sgorga nelle vene. Gli attira a sé, illudendoli, come piccole farfalle notturne attorno ad un fuoco. Ti ritrovi travolto, senza poterne uscire. Dico che lascerò questa terra, che partirò per tornamene a Ftia, magari potessi! Eppure non riesco, qualcosa mi ferma, perché forse questa guerra, infondo, è la mia vita. Perché ogni uomo desidera essere al pari degli dèi ed essere cantato nei secoli, invece di rimanere chiuso nella penombra.
Il mio giorno verrà, tornerò a combattere, ma non per Agamennone. Per ora aspetterò l'Aurora dalle dita di rosa, cercando di cogliere il dono del sonno.

martedì 20 febbraio 2007

Iliade, Baricco

Invece di commentare il testo in sé, preferirei partire dalla premessa di Omero, Iliade, in cui Baricco espone gli interventi effettuati per raccontare la vicenda omerica. Devo prima premettere, a mia volta, che questa non sarà la recensione dello spettacolo dal vivo, bensì del testo scritto, che, a mio avviso, risulta molto deludente e, sinceramente, inutile. Cercherò di esporre i motivi di questa mia considerazione, partendo sempre dalla parole dell'autore.
Prima di tutto, scrive, ha dovuto ridurre la mole dell'Iliade per permettere al pubblico di poter seguire con facilità l'intera vicenda, altrimenti illeggibile se esposta direttamente dalla traduzione. Una comprensibile scelta, poiché la sua riscrittura nasce come testo orale, rendendo necessaria una maggior compattezza. Così ha selezionato le scene salienti, le ha snellite, senza mai tagliare sezioni complete, tranne un'eccezione: le apparizioni degli dèi, che sono totalmente assenti. Perché? La risposte fornite da Baricco sono molteplici e più o meno condivisibili. Prima di tutto non trovo affatto giustificabile l'eliminazione degli dèi in quanto: "parti estranee alla sensibilità moderna". A parer mio, la grandezza dell'Iliade sta proprio nella fusione tra mondo divino e mondo terreno, che va considerata nell'ottica dell'orizzonte omerico. Inoltre, si sa, le divinità greche hanno comportamenti così umani da poter essere compresi anche da un lettore con: "sensibilità moderna". Perché ridurre l'Iliade ad una "umanissima storia"? Non lo è, per quanto il lettore dalla sensibilità moderna possa non capirlo e dispiacersene. Oltretutto, poiché Baricco ha (saggiamente) deciso di narrare la vicenda in prima persona, risulta ancor più stridente con il testo omerico il fatto che i personaggi siano estrapolati dal loro contesto ed inseriti in un mondo privo di divinità. La presenza degli dèi è il fascino dell'opera, è il motivo che la rende unica, che non riduce la vicenda ad una mera guerra tra uomini. Non è forse lontana dalla nostra sensibilità anche la Divina Commedia?
Il secondo intervento riguarda lo stile: eliminare gli "spigoli arcaici" può certo avere il suo vantaggio, eppure allontana la visuale dalla civiltà omerica, narrando, quindi un'altra storia con altre parole (sempre ovviamente perché la sensibilità del narratore moderno non è pronta a questo).
Il terzo intervento concerne la tecnica narrativa utilizzata. Baricco ha preferito girare la narrazione in soggettiva, con ottimi potenziali risultati. Il mosaico che ne esce, però, è piuttosto confusionario e si ha l'idea di un racconto corale frammentario, in cui i protagonisti rischiano di essere macchiette stilizzate che agiscono meccanicamente. Tanti piccoli riassunti non formano un'opera, né restituiscono l'atmosfera ed il pathos dell'Iliade. Paradossalmente, le parti più interessanti riguardano le sue aggiunte (quarto intervento), che almeno baluginano tratti della personalità dei protagonisti rendendoli (adesso sì) più umani e meno sterili e monotoni.
In conclusione, condivido l'intendo di Baricco ma non ne apprezzo gli esiti, che troppo semplificano e troppo tolgono. Se serve un riassunto, il testo è perfetto, ma solo dopo aver letto l'Iliade. Inoltre, non capisco perché (sempre per il bene della sensibilità moderna, certo!) sia necessario che il lettore venga imboccato, aiutandolo a digerire bocconi che, solo in apparenza, sono troppo grandi. Penso che un lettore moderno abbia la capacità di scegliere le sue letture, senza doversi sorbire una trama precotta e confezionata a dovere. Almeno, visto che di Iliade c'è poco e di Omero ancora meno, avrebbe almeno potuto cambiare il titolo, giusto per premunire il lettore (moderno).