Writing words of wisdom
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e noi moriremo pure. spero prima che muoiano tutti i gorilla e i suoi fratelli. così per un qualche tempo, per poco tempo, potranno essere liberi, prima che si spenga il sole. giusto pochi anni. non chiedo tanti. pochi anni di libertà dopo secoli di schiavitù.
estinguiamoci.
Quale amara saggezza!
Quale amara saggezza!
Altre parole intense, che non possono passare inosservate. Dopo la riflessione sui gorilla della cara autrice che si spazzola per cento volte non avendo di meglio da fare, non potevo tralasciare un'altra degna poesia.
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Abissi celesti.
Sconfinate armonie.
Angoscia della vita:
pensare il limite inesistente.
L’amore è speranza. Prova del mistero.
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Lo confesso, non capisco. Sarò ottuso, ma veramente non comprendo. Capisco bene invece perché le vendite dei libri in Italia siano o tragicamente basse o svettanti e settarie, visti gl'illustri esempi. A qualcuno è mai venuto in mente di pubblicare parole degne di nota? Vero, è sbagliato generalizzare. Vero, le classifiche dei libri più venduti sono popolate dai soliti noti, i quali possono permettersi di scrivere qualsiasi idea balorda gli passi per la testa, sicuri che sarà un bestseller, dato che la proporzionalità indiretta tra banalità e successo governa l'editoria, con discreto aiuto della pubblicità.
Queste mie parole sono il pensiero di un lettore, prima di tutto. Meglio precisare, potrebbero essere travisate.
L'altra anima, quella di scrittore, vorrebbe trovare un sinonimo alla sua natura, perché ora il vecchio illustre appellativo suona ridicolo e, sinceramente, stona sulle corde dell'imbarazzo. Imbarazzo dovuto all'interlocutore, con il quale il più delle volte si effettua un irritante scambio di battute, che vede il picco della depressione nelle domande: "Ah, scrivi? E cosa scrivi?". Solitamente non si scrivono motoseghe, piastrelle o frigoriferi, ma la domanda persiste e sembra davvero che in molti cerchino una risposta, perché forse non lo sanno. Lui vuole sentirsi dire: "Scrivo libri". Ma cos'altro potrei scrivere? Quando ti convinci a dare una risposta più sensata, per sgusciare via dal futile, allora rispondi: "Ho scritto un romanzo". Da qui si aprono due vie, l'una cieca, l'altra tortuosa. La prima si conclude in fretta, dopo un sorriso oppure un velato e semisincero complimento. L'altra proseguirà con scalini scoscesi, che cominceranno con: "E di cosa parla?". Mai domanda fu più odiosa. Se mi avesse chiesto: "Parlami dei rimpianti della tua vita" avrei risposto più serenamente.
Intanto non parla, racconta. Intano, non chiedete di rispolverare la memoria del povero scrittore per farvi raccontare in due righe (perché si sa, l'altro non è mai troppo interessato e in alcuni la bava d'invidia comincia a scivolare sul mento) il romanzo che ha pensato per mesi e che non vuole liquidare con una battuta striminzita. E' facile comprendere che, nel caso ci si dilungasse troppo, l'interlocutore finirebbe per annoiarsi a morte. Nel caso contrario, si ricverà una risposta molto simile a: "Ah, bello".
Ho risolto il problema con un diplomatico ma non troppo cordiale: "E' il libreria, puoi leggerlo".
In quel caso, il vostro interlocutore non vi domanderà più alcunché, risparmiando a se stesso un travaso di saliva mercuriale d'invidia e allo scrittore in borghese un assillante ed angosciante interrogatorio.
3 commenti:
Parole sante, non sai quante volte mi sono ritrovato a dire "scrivo poesie" davanti a persone che inevitabilmente chiedevano "che genere di poesie?" avendo davanti agli occhi soltanto le immagini sbiadite dei versi inculcati a forza a scuola, versi così profondi da finire per autoingoiarsi nel turbine di quotidianità che ne cancella il senso. D'altronde anche i premi nobel vendono meno di king (per fare un esempio, cito lui che ha dichiarato di imbottirsi di droga prima di scrivere -lascio pensare a voi che può scrivere un drogato strafatto-), cosa si può volere di più?
Commosso dalla poesia postata mi chiedo che fine ha fatto la scelta minuziosa di ogni parola, del suo suono e del suo senso, ma anche di quella vibrazione che produrrà nell'anima del lettore. Sicuramente la pensava così chi diceva che il romanziere è colui che crea vita tra le pagine: vita vera, autentica, personaggi che senti respirare persino... Mi sono dilungato troppo. Tutto questo per dire che, purtroppo, hai ragione vecchio mio. Hai maledettamente ragione!
Per il poeta la tecnica mimetica dev'essere addirittura più arguta. Al buon vecchio Auden, una volta, mentre era in treno, capitò proprio una situazione analoga, (non so se il fatto possa rincuorarti) con la tipica domanda: "E lei che cosa scrive?", ch'è un modo gentile per chiedere: "Ti guadagni da vivere scrivendo posie?". La risposta che decise di dare, per evitare "l'imbarazzo di entrambi" e per liberarsi da un'eventuale: "Che genere di poesie?", fu: "Studio storia medievale".
L'altro ammiccò e poi rimase in silenzio.
ciao marco!ho appena letto il tuo commento nel post del mio blog!...scherzi?...scusa tu...e non preoccuparti...se continui così non avrai niente da invidiare a Stazio!!grazie per l'invito...passa anche tu dal mio blog quando vuoi!!ti aspetto!...ah!!...crepi il lupo!!ciaooooohhhh!!!ale
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