Achilleide [x]
Stavo lì, davanti a lui e lo osservavo; dietro al mio elmo, guardavo la sua paura, che neppure una corazza splendete può celare. Ettore, principe dei Troiani, avanzava indeciso con passo incerto e quasi potevo sentire il suo cuore palpitare nel petto. Il suo coraggio sarà la sua disfatta, la mia vendetta.
Ad un tratto si mise a correre. Lo inseguii, per tre volte girai attorno alle mura e lui scappò, ancora, inseguito dall'oscuro presagio di morte, come una trepida colomba.
--"Non sfuggirai alla morte infelice! Nemmeno io posso sottrarmi, ma per te le mani che compiranno il funesto destino saranno le mie!"
Quando si fermò, anch'io arrestai la corsa. Stava a qualche passo da me: avrei voluto combattere, sùbito, perchè fremevo, perché mai prima d'ora mi fu tanto vicino.
--"Non fuggirò più, ti affronterò. Ma se Zeus mi concede la vittoria, non offenderò il tuo corpo, ma lo restituirò ai Greci: tu prometti lo stesso"
--"Ettore, non parlarmi di accordi. Non ci sono patti tra uomini e leoni, così tra me e te non ci saranno giuramenti, né amicizia. Pensa piuttosto al tuo valore e a combattere, valoroso guerriero, perché non c'è gloria a sconfiggere un pavido"
Era giunto il tempo di stormire di fronde, del soffio del vento che culla le foglie e le strappa dal ramo se secche e avvizzite. Tutti lo vedranno perire, tutti piangeranno mentre io avrò compiuto la mia vendetta.
Era giunto il tempo.
Gli scagliai addosso la lancia, con tutto il mio furore. Ma lo mancai e sùbito lui rispose all'attacco. Il mio scudo parò il colpo ed Ettore s'infuriò, estraendo la spada acuta. Si avventò, come un'aquila, ed io risposi ai colpi con il pesante scudo. Avevo ancora la lancia, ma era troppo vicino e svelto perché io lo colpissi, sebbene la punta di bronzo risplendesse come Espero, la più bella stella nel cielo. Cercavo il punto in cui l'armatura non protegge il corpo, mentre lui attaccava con foga. Era il coraggio a muoverlo, oppure la paura di un disperato?
Ad un tratto la vidi: dove la clavicola divide il collo dalle spalle scagliai la lancia. Ettore cadde in ginocchio nella polvere, dopo un urlo smorzato dal dolore. La punta passò il collo ed il sangue guizzò imbrattando l'arena ed il bronzo.
Mi guardò con occhi di morte, mentre ancora lottava contro il destino, con tutte le sue forze.
Prima di cadere, mi sussurrò, senza fiato:
--"Ti supplico, Achille valoroso: non lasciare che mi divorino i cani. Concedi al mio corpo l'onore del rogo"
--"No, non avrai onore. Non lo avrai!"
Allora sospirò, per l'ultima volta, e le sue parole uscirono decise.
--"Hai un cuore di pietra nel petto, sapevo che non ti avrei persuaso. Ma attento, Achille, attento, perché un giorno ti avvolgerà il destino di morte, t'uccideranno alle porte Scee Paride e Apollo, per quanto tu sia valoroso"
Mentre parlava, morte lo avvolse ed il suo corpo crollò. Fuggirono la forza e la bellezza dal forte Ettore, principe dei Troiani. Volò la sua anima nell'Ade. Si levò un lamento oltre le mura, come se Ilio bruciasse, ma il mio cuore si placò, libero dal dolore. Il suo corpo stava a terra: muoiono i principi come gli schiavi, non v'è differenza.
--"Muori. La mia morte l'accetterò, quando verrà"
4 commenti:
Sia lode all'eroe trionfatore!!! sei finalmente riuscito ad andare avanti... evviva!
L'erode trionfatore spero sia Achille...
Non ho nemmeno le lettere greche da usare. E' il problema maggiore.
Ho anche scritto eroDe invece di eroe. Voglio la mia tastiera!
ciao...sono arrivata qui per caso,cercavo notizie su achille e l'achilleide di stazio!ma...è tutta opera tua questa?è bellissimo!io..devo farela tesi di laurea sull'iconografia di achille nelle pitture pompeiane...magari chissà...tornerò qui qualche volta se non ti dispiace!ciao e scusa per il disturbo!ale
Posta un commento