A PLAZA OF MY OWN

Writing is making sense of life. You work your whole life and perhaps you've made sense of only one small area.

Nadine Gordimer

giovedì 15 febbraio 2007

A proposito de "Il Signore degli Anelli"

I. PARTE PRIMA
Cos'è Il Signore degli Anelli?
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La Allen&Unwin pubblicò la prima edizione tra il 1954 ed il 1955, ma come spesso accade anche ai migliori autori, il successo non arrivò sùbito. Si dovette aspettare il 1960, con la pubblicazione da parte della statunitense Ballantine Books, perché Il Signore degli Anelli diventasse un vero e proprio fenomeno culturale. Per quanto riguarda l'Italia, la prima pubblicazione integrale si ebbe nel 1970 da parte della Rusconi, con l'ottima traduzione di Quirino Principe, che tuttora rimane, anche nell'edizione Bompiani (1999), insieme alla immancabile -purtroppo, prefazione di Elémire Zolla.
La mia prima lettura risale proprio al 1999, alla trentaquattresima ed ultima edizione d'ottobre della Rusconi, quando ancora, a mio avviso, Il Signore degli Anelli era silenziosamente presente ma dimenticato, prima che tornasse ad essere, nuovamente, un fenomeno mondiale grazie l'uscita della trilogia cinematografica. Parlarne è facile, scriverne meno.
Prima di tutto sorge un problema di classificazione. Considerarlo un romanzo è, a mio parere, riduttivo, non tanto per la mole, né per la storia in sé, ma per l'immensa cornice che sta attorno, che va oltre le vicende narrate e si espande come un alone fuori dal testo stesso.
Per arrivare alla conclusione, alla soluzione del problema appena posto, è necessario seguire un breve ragionamento, che qui cercherò di spiegare a voi, primi testimoni di questa mia critica personale che, in quanto tale, confutabile e ancora in fieri.
Il Signore degli Anelli è l'esaustiva descrizione di un mondo immaginario, quello della Terra di Mezzo, che Tolkien ha creato durante tutta la sua vita, colmo di dettagli, riferimenti e geometricamente perfetto. Eppure, parziale. Per quanto possa essere difficile crederlo, Il Signore degli Anelli non è che uno spaccato (minuscolo), inserito all'interno di vicende più ampie cronologicamente, che sfugge ai lettori meno esperti. Sarebbe come sezionare l'intera e millenaria vicenda umana, scegliendone un secolo e, all'interno di questo, solo qualche decennio.
Per semplificare: esiste un prima ed un poi, come nella storia dell'uomo. Ed è questa la grandezza di Tolkien: l'aver creato non solo un'intricata, ma finita, avventura (raccontata ne Il Signore degli Anelli), bensì una vera e propria cosmogonia; l'aver cioè descritto la genesi di un universo alternativo e fantastico, nel quale i protagonisti sono calati per fugaci istanti rispetto all'immensità e alla totalità degli eventi che li circondano, che sono stati e che saranno. Il Signore degli Anelli è la sezione di un arco temporale di più ampio respiro, di un passato e di un presente dominati da continuità e fratture, riconducibili a veri e propri avvenimenti storici.
Per questo si può parlare di epopea. Tornano in mente le chansons de geste, il ciclo carolingio ed il ciclo bretone, ma anche i poemi classici, come l'Iliade e l'Eneide. Eppure non può essere certo considerato un poema, le caratteristiche del genere lo svincolano da tale nomenclatura. Così si può parlare, giungendo alla conclusione del ragionamento, magari senza grande fantasia, ma con efficacia, di romanzo epico.
E questo romanzo epico è, oltretutto, a mio avviso, un'opera di grande coraggio, perché scrivere dominando la materia antica non è facile e, anzi, piuttosto rischioso. Cimentarsi nella narrazione del passato può portare a sfortunate parodie, a poco originali imitazioni di stereotipi e canoni narrativi ormai abusati e distanti dalla mentalità e dalla sensibilità moderne, che stonerebbero, risulterebbero patetici e anacronistici. Ma Tolkien non intendeva inserirsi in una tradizione perduta e dimenticata, per lo più gotica ed oscura, ma voleva creare una mitologia più luminosa, solare anche se malinconica, alternativa, come il suo coetaneo C.S. Lewis. Forse per il disgusto verso la guerra, verso un secolo di orrori, verso le morti ingiustificate di massa, Tolkien ha sperato di poterci distrarre, con un mondo diverso, per illuminarci ancora con una bellezza perduta.

4 commenti:

Maurizio ha detto...

Diciamolo finalmente, Tolkien è una cosa, tutti i romanzi Fantasy un'altra. Tutti i nuovi autori, da Paolini a Brooks alla Rowling altro non sono che scrittori commerciali, come Wilbur Smith o Steven King. Persone che hanno avuto una buona idea, hanno fatto i soldi senza però scrivere nulla di artisticamente rilevante o di innovativo.

Marco ha detto...

Già, già. Tra l'altro, era proprio quello che pensavo di scrivere nella seconda parte del post. ;-)

Giuliano ha detto...

E per chi ancora non è convinto, ecco un consiglio: leggete il Silmarillion, i racconti ritrovati, perduti ed incompiuti...e vi imbatterete non solo nella cronistoria più completa che esista, ma sarete immersi in un mondo nuovo, dalla sua creazione alla sua inevitabile decadenza (che poi secondo alcuni sarebbe simboleggiata dal nostro mondo) e capirete cosa distingue un ricco/a favolista da un genio.

Giuliano ha detto...

Ps: lo so, lo so che non si tratta di favole....ma mi piaceva il termine!