A PLAZA OF MY OWN

Writing is making sense of life. You work your whole life and perhaps you've made sense of only one small area.

Nadine Gordimer

martedì 20 febbraio 2007

Iliade, Baricco

Invece di commentare il testo in sé, preferirei partire dalla premessa di Omero, Iliade, in cui Baricco espone gli interventi effettuati per raccontare la vicenda omerica. Devo prima premettere, a mia volta, che questa non sarà la recensione dello spettacolo dal vivo, bensì del testo scritto, che, a mio avviso, risulta molto deludente e, sinceramente, inutile. Cercherò di esporre i motivi di questa mia considerazione, partendo sempre dalla parole dell'autore.
Prima di tutto, scrive, ha dovuto ridurre la mole dell'Iliade per permettere al pubblico di poter seguire con facilità l'intera vicenda, altrimenti illeggibile se esposta direttamente dalla traduzione. Una comprensibile scelta, poiché la sua riscrittura nasce come testo orale, rendendo necessaria una maggior compattezza. Così ha selezionato le scene salienti, le ha snellite, senza mai tagliare sezioni complete, tranne un'eccezione: le apparizioni degli dèi, che sono totalmente assenti. Perché? La risposte fornite da Baricco sono molteplici e più o meno condivisibili. Prima di tutto non trovo affatto giustificabile l'eliminazione degli dèi in quanto: "parti estranee alla sensibilità moderna". A parer mio, la grandezza dell'Iliade sta proprio nella fusione tra mondo divino e mondo terreno, che va considerata nell'ottica dell'orizzonte omerico. Inoltre, si sa, le divinità greche hanno comportamenti così umani da poter essere compresi anche da un lettore con: "sensibilità moderna". Perché ridurre l'Iliade ad una "umanissima storia"? Non lo è, per quanto il lettore dalla sensibilità moderna possa non capirlo e dispiacersene. Oltretutto, poiché Baricco ha (saggiamente) deciso di narrare la vicenda in prima persona, risulta ancor più stridente con il testo omerico il fatto che i personaggi siano estrapolati dal loro contesto ed inseriti in un mondo privo di divinità. La presenza degli dèi è il fascino dell'opera, è il motivo che la rende unica, che non riduce la vicenda ad una mera guerra tra uomini. Non è forse lontana dalla nostra sensibilità anche la Divina Commedia?
Il secondo intervento riguarda lo stile: eliminare gli "spigoli arcaici" può certo avere il suo vantaggio, eppure allontana la visuale dalla civiltà omerica, narrando, quindi un'altra storia con altre parole (sempre ovviamente perché la sensibilità del narratore moderno non è pronta a questo).
Il terzo intervento concerne la tecnica narrativa utilizzata. Baricco ha preferito girare la narrazione in soggettiva, con ottimi potenziali risultati. Il mosaico che ne esce, però, è piuttosto confusionario e si ha l'idea di un racconto corale frammentario, in cui i protagonisti rischiano di essere macchiette stilizzate che agiscono meccanicamente. Tanti piccoli riassunti non formano un'opera, né restituiscono l'atmosfera ed il pathos dell'Iliade. Paradossalmente, le parti più interessanti riguardano le sue aggiunte (quarto intervento), che almeno baluginano tratti della personalità dei protagonisti rendendoli (adesso sì) più umani e meno sterili e monotoni.
In conclusione, condivido l'intendo di Baricco ma non ne apprezzo gli esiti, che troppo semplificano e troppo tolgono. Se serve un riassunto, il testo è perfetto, ma solo dopo aver letto l'Iliade. Inoltre, non capisco perché (sempre per il bene della sensibilità moderna, certo!) sia necessario che il lettore venga imboccato, aiutandolo a digerire bocconi che, solo in apparenza, sono troppo grandi. Penso che un lettore moderno abbia la capacità di scegliere le sue letture, senza doversi sorbire una trama precotta e confezionata a dovere. Almeno, visto che di Iliade c'è poco e di Omero ancora meno, avrebbe almeno potuto cambiare il titolo, giusto per premunire il lettore (moderno).

2 commenti:

Maurizio ha detto...

Adesso che ho letto il libro di Baricco posso dargli un giudizio. E' una lettura molto agile, tuttavia dell'Iliade mantiene solo il canovaccio, decisamente se il suo scopo era portare l'Iliade a tutti non ci è riuscito, perché quel libro non è l'Iliade.
La cosa che però mi ha lasciato sconcertato è la "Postilla sulla guerra", dove l'autore prima dice a mio parere una cosa giusta, dicendo che la guerra esercita un fascino sugli uomini, infatti anche la cosa più ripugnante può essere affascinante e il fascino che la guerra ha su di me è proprio l'essere così ripugnante; conclude però tutto il discorso facendo sembrare la guerra come una necessità per esprimere la bellezza dell'uomo. Mi pare un pelo eccessivo

Marco ha detto...

La "Postilla" è decisamente fuori luogo. Sembra essersi dimenticato di cosa sia la guerra ora, parlando invece di un'ipotetica altra bellezza da cercare, in alternativa alla guerra (termine per lui generico che indica, in modo equivalente a quanto pare, il conflitto di Troia come la Guerra in Vietnam). Parole un po' vuote se uno ci pensa un attimo.